Complessità e ricchezza del gioco spontaneo all’aperto

“Ora faccio una prova”, la bambina sale sul tronco e lo attraversa in lentezza, concentrandosi sull’equilibrio, con anche un pò di paura di cadere. Arriva in fondo e si compiace di avercela fatta, si volta e torna a percorrere il tronco, con un passo stavolta leggero, disinvolto e veloce. “Ce l’ho fatta anche questa volta, ora ci provo con l’altro tronco”. Si arrampica su 2 ceppi e da lì passa su un tronco che termina in salita. Perde un pò l’equilibrio ma lo ritrova e si gira su se stessa per tornare al punto di partenza. Nuovamente soddisfatta esclama “ora provo a fare salti” e così fa, salta dai ceppi al tronco e viceversa e dal ceppo più alto a terra. L’insegnante poco distante osserva e vede agire quella complessità e ricchezza insostituibile del gioco spontaneo all’aperto. Vede la scelta del bambino di intraprendere una sfida con se stesso soppesando le proprie capacità corporee, muoversi tra previsioni, obiettivi e regole per portare a compimento l’impresa, un gioco motivante e gratificante che si realizza in base ad una strategia dichiarata a voce alta, come se le cose dette a voce alta potessero suggellare un impegno. Vede l’autoregolazione sul piano emotivo e cognitivo e la capacità di valutarsi, sia rispetto ai rischi da correre che ai risultati ottenuti. Vede le competenze acquisite e la possibilità di tramutarle in apprendimento efficace in quanto strumento necessario alla persona: la valutazione delle altezze a colpo d’occhio e delle distanze, quell’agire con una sufficiente determinazione mista a cautela, che altro non è se non capacità di decidere.

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