Un polpo come maestro

My Octopus Teacher si poteva tradurre in tanti modi, ma la scelta italiana che titola il documentario vincitore dell’Oscar 2021 Il mio amico in fondo al mare la dice lunga sulla ancora scarsa dignità riconosciuta all’ambiente naturale come educatore. Eppure la parola teacher riferita alla Natura è tra i mantra del nostro tempo.
Anche di questo ci parla il film: della potenzialità pedagogica che può nascere dall’incontro tra l’uomo e un pezzetto di mondo, delle trasformazioni che ne possono nascere per il proprio progetto di vita a patto che quell’uomo attraversi l’esperienza con un habitus da esploratore (Guerra, Le più piccole cose, FrancoAngeli, 2019).

Certamente la vicenda personale e sofferta del protagonista, Craig Foster, attraversa anche la storia di un legame amicale, inatteso e salvifico con una creatura marina, il polpo, partner di una relazione sentimentale, carica di emozioni, capace di scuotere animi, far versare lacrime e creare empatia.
La parola amicizia soddisfa il livello emozionale, ma non rende merito all’esperienza nella sua globalità, che appunto è frutto di un’intenzione orientata da una postura, quella del ricercatore, dell’esploratore di natura che segue un metodo per condurre un’indagine che lo appassiona e lo porta ad immergersi per più di trecento giorni, il tempo della vita del polpo.
Verso la fine del documentario Mr. Foster dice una frase chiave, rispondendo ad una domanda che gli è stata fatta decine di volte, cioè “perché volevi tornare ogni giorno nello stesso luogo?”. La sua risposta è che il tornare giorno dopo giorno gli ha consentito di rendere tangibile il linguaggio dell’habitat e di entrare in connessione con quel pezzo di mondo sottomarino.
Se quella domanda gli fosse stata fatta nei primi giorni delle sue immersioni probabilmente avrebbe detto che aveva bisogno di allontanarsi da un mondo in cui non si sentiva più a suo agio, che entrare nell’acqua fredda e sentire lo shock termico e il cervello attivarsi lo faceva stare meglio, che ritornare ad un luogo della propria infanzia gli restituiva benessere. La sua testimonianza, così estrema e autentica nel linguaggio attraverso cui descrive i propri stati d’animo e la selvatichezza dell’ambiente, arriva diretta ad ogni persona che conosca il potere benefico del tornare nei luoghi della memoria.
Finché Mr. Foster si immerge per alleggerire l’anima la sua esperienza è affascinante perché raccontata da immagini che fanno svanire, al confronto, qualunque paese delle meraviglie, ma ciò che rende il documentario un piccolo capolavoro è un’intuizione più grande: rendere visibile il processo di conoscenza di una piccola parte di mondo attraverso l’esplorazione di un essere attraente, il polpo.

Ci sono una serie di passaggi che sottolineano la postura da esploratore di un uomo che arriva comunque da una professione che lo ha allenato ad avere uno sguardo focalizzato:
• nelle prime immersioni il desiderio di ritrovare una connessione sensoriale con il luogo rende esplicito il bisogno di attraversare la foresta di kelp senza muta e senza bombola, senza macchina da ripresa o fotografica: è una scelta che consente di entrare nell’ambiente marino come ospite, palesando il rispetto che il protagonista mette sempre al centro delle proprie immersioni, quel bisogno di stare al mondo abbandonando lo scettro antropocentrico per ottenere l’abbraccio del mondo.
• L’incontro con il polpo è apertura ad una prospettiva ecologica in cui il protagonista oscilla in modo armonico tra un’attrazione molto autentica, orientata a soddisfare un bisogno di contatto con una forma di vita dotata di intelligenza relazionale, e il desiderio di saperne di più, di andare oltre l’emozione di un’amicizia sottomarina, sforzandosi di adottare uno sguardo e un sentimento scientifico che non si fa condizionare dal vissuto personale.
• Mr. Foster valorizza la propria soggettività, è protagonista di una storia di amicizia irripetibile, vuole dare voce a questo aspetto, ma vuole anche fortemente dirci quanto quel racconto sia tale per le scelte metodologiche e valoriali che si è dato, in primis non interferire con l’ambiente sottomarino, condizione che si rende necessaria a partire dal riconoscimento di errori che potevano causare la fine della relazione con il polpo.
• La consapevolezza investigativa, il rendere il polpo soggetto in relazione e, nello stesso tempo, oggetto di un’indagine, consente al protagonista di tenere un filo tra ciò che accade sott’acqua e ciò che può che essere riflettuto a terra. Mappe, fotogrammi e appunti diventano parte essenziale della costruzione della storia come la vediamo, attraverso il processo di analisi della documentazione, la ricerca di indizi, l’individuazione di strategie e intelligenze sottomarine, quel continuo stupore che invita a porsi domande, accende la curiosità e apre porte sulla conoscenza.
• Tornare ogni giorno nello stesso luogo è metodo e insieme condizione perché si realizzi una possibilità di connessione profonda tra Mr. Foster e l’habitat che lo porta a dichiarare di sentirsi ormai parte dell’ambiente sottomarino, perché studiarne i segni lo porta a riconoscere la tangibilità di linguaggio di quel sistema vitale.

È proprio in questo sforzo di comprensione di un linguaggio sottomarino che il documentario risuona nelle corde di chi sperimenta la forza rinnovatrice di uno sguardo che sa dialogare con le cose del mondo, animate ed inanimate che siano, trasformatrici di equilibri tra noi ed il pianeta che abbiamo il privilegio di abitare.
È a partire da questo che il documentario può essere visto come una splendida metafora della relazione necessaria per vivere appieno le potenzialità dell’educazione all’aperto, nella capacità di raccontare la relazione mai unilaterale tra insegnante e allievo, in un gioco dove la parti cambiano a seconda delle prospettive adottate, in quella tensione curiosa che non ha fretta di avere risposte e invece si gode il tempo della ricerca, la sosta in una domanda che consente di trovare nuove connessioni, rendere visibili scorci inattesi e stare al mondo in modo rinnovato (Guerra, Nel mondo, FrancoAngeli, 2020).

CD’A e MG

My Octopus Teacher