Il gioco in natura come scenario privilegiato per l’adulto che osserva la crescita

Osservando il gioco dei bambini in Natura, in condizioni naturali, cioè in assenza di consegne date dagli adulti, si notano delle caratteristiche tipiche dell’età. Questo spunto di riflessione è specialmente riferito ai bambini e alle bambine dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia, anche se molti dei comportamenti osservati li incontriamo in bambini, e non solo!, di tutte le età. Li si vede allontanarsi dagli insegnanti per radunarsi in gruppo e prendere decisioni importanti: hanno missioni da compiere. Missioni speciali, che prevedono prove di forza, abilità e coraggio. Ad esempio, i bambini, quanto le bambine, ambiscono ad accendere il fuoco e raccolgono cataste di legna compiendo grandi sforzi per tenere tra le braccia il maggior numero possibile di fascine; nel farlo incontrano rami enormi e pretendono di trasportarli, anche se sono più pesanti di loro e alti più di un adulto; quelli più lunghi e leggeri li issano al cielo e chiamano i compagni ad esaltare l’impresa, proclamando di aver toccato il cielo con il proprio bastone! Ne nascono gare e sfide perché il cielo interessa a tutti e poterlo toccare è una grande soddisfazione. Ma anche perché prende voce il bisogno di affermare “io sono”, rispetto agli altri, quel voler essere riconosciuto come “quello che ha toccato il cielo”. Se trovano collinette o punti in rilievo, come larghe basi di alberi tagliati, che possano fare da podio, i bambini ci salgono sopra e dichiarano la sovranità sullo spazio circostante. Nei boschetti si muovono impavidi ed entusiasti del proliferare di muffe, funghi e licheni e di tutto quanto si sta putrefacendo, mutando e trasformando in qualcosa di orripilante. Dai 5 anni inizia il desiderio di essere qualcuno di speciale, compiendo azioni straordinarie, stupendo se stessi, i compagni di gioco e gli adulti. I bambini sentono che molto gli è possibile, il pensiero magico li rende forti, le abilità sociali permettono di ingaggiare gli altri nelle proprie fantasie immaginifiche rendendole ancora più vere. La capacità di riconoscere le caratteristiche dei compagni consente loro di darsi ruoli che calzano bene con i temperamenti di ciascuno. Nel gioco di finzione trovano risposte e nutrimento per affrontare ciò che sarà imminente, l’inizio del nuovo cammino, quello dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria. È come se nel gioco avventuroso i bambini nutrissero il bisogno di dirsi che vale la pena diventare grandi. È benefico il gioco in Natura per chi lo vive; è rivelatore per chi osserva con l’intento di dare risposte ai bisogni di crescita. Di sicuro è cruciale e indispensabile accompagnare la transizione dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, avendo cura delle tappe interiori dei bambini nel loro sentirsi crescere andando però verso terre sconosciute e che fanno un po’ paura. Bisogna iniziare a pensare a una cerimonia che suggelli l’addio all’infanzia, un rituale degno di questa sete di avventura e di vita, una cerimonia che dovremo avere cura di poter realizzare anche in questo strano anno educativo dove tutto potrebbe nuovamente spiazzare i nostri progetti.

La Natura può, in questo senso, aiutarci non solo a vedere ma anche a realizzare qualcosa di bello, profondo e autenticamente cerimoniale.