Cercare bellezza è ricerca di senso

Tante sono le cose che possiamo imparare dai bambini quando li osserviamo esplorare liberamente in natura; una, di particolare fruizione per una didattica che rinnovi anche l’adulto, è fare proprio il loro concetto di bellezza.
Ogni essere umano è sensibile alla bellezza ma diventarne cercatori è un’abilità che i bambini possiedono e che noi possiamo ritrovare insieme a, e a partire da, loro. La bellezza per i bambini è infatti strettamente connessa alla ricerca, quindi alla curiosità di conoscere le cose da vicino; a un atteggiamento che rende meritevoli d’indagine anche frammenti di mondo cui l’adulto non presta attenzione.
Eppure, se si assume e si fa proprio lo sguardo del bambino, la bellezza assume nuove vesti, insolite portatrici di un’estetica profonda e molto vicina all’essenza delle cose. Lo sguardo che si abbassa ad altezza bambino è lo stesso dei cercatori d’oro: uno sguardo che scruta l’ambiente e per conoscerlo va verso le cose, il più vicino possibile; e, avvicinandole, le vede e le scopre… belle – cioè portatrici di forme, dimensioni, colori, odori e significati.
Che si tratti di semplici conchiglie, di mare o di terra, di sassi di fiume, di città o di montagna, di foglie di ogni genere, di semi o di cortecce, di piante vagabonde, ovunque decidiamo di posare lo sguardo siamo in grado di scoprire bellezza: è una facoltà della nostra mente e, se la alleniamo, potremo scoprire di essere circondati, invasi di bellezza.
L’incontro con il bello è determinato dalla relazione tra il soggetto e l’oggetto. È nella forza dell’interazione che si costruisce una dimensione estetica di ciò che è visto e di ciò che diventa visibile per ciascuno di noi. In quell’incontro il bambino esprime il desiderio di conoscere, rispondendo a una forza di attrazione che è estetica, cioè sensitiva e sensibile rispetto a quanto percepisce interessante per sé .
È in questa accezione che estetica (dal greco aisthánomai = “percepire attraverso la mediazione del senso”) ed epistemologia (dal greco epistéme = “conoscenza certa, conoscenza scientifica” e lógos = “parola, discorso” ) sono amiche dei bambini – nella loro possibilità di attribuire significati alla realtà – e di noi insegnanti – che promuoviamo una didattica in ricerca, laddove com-prendiamo che il diritto al bello è diritto a conoscere, formandosi idee sul mondo a partire da quanto percepiamo interessante.
L’habitus dell’insegnante esploratore è allora quello dello scienziato e insieme dell’artista, poiché è capacità di ricercare insieme ai bambini accogliendo teorie, fantasie e visioni sul mondo.

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CDA