Il mare delle stagioni

Dopo qualche mese l’insegnante di città torna al mare, a camminare sulla spiaggia dei pensieri d’autunno.
Il calendario le dice che è ancora inverno ma le temperature e la natura che precede l’arrivo al mare parla di primavera, anche inoltrata.
L’insegnante ha in mente i suoi dubbi di qualche mese prima e torna con le stesse domande, desidera capire se la spiaggia ed il mare sono portatori di stagioni, se ci sono tracce tangibili del loro mutare.
La giornata è delle migliori, le temperature oscillano tra i 22° ed il 25°, il cielo è terso e la luce del sole abbagliante. La spiaggia è deserta , con sicurezza l’insegnante si dirige sulla battigia solitamente affollata di valve di mitili e conchiglie. Non ne trova, se non sporadiche in centinaia di metri.
Nota altro, il suo sguardo affamato di bellezza e si concentra sulle trame della sabbia, dove il vento e la pioggia dei giorni prima hanno lasciato orme e detriti naturali, che a chiazze disegnano il manto ambrato.
Si avvicina quasi per caso ad un piccollo tronco spezzato, di quelli che il mare ha portato chissà da dove, e vede qualcosa che la sorprende: il legno ospita delle presenze marine, sembrano mitili in formazione, sono tanti e giovani, si capisce che sono nati di recente e stanno crescendo.
Forse non è una scoperta di valore scientifico ma per lei lo è in quanto le provoca una tempesta di domande, tutte autentiche cioè per le quali vorrebbe arrivare ad una risposta. Si emoziona perché le parte anche il pensiero filosofico e si trova a pensare che la vita vince sempre e la capacità di adattamento delle specie non umane è un antidoto alle paure della fine del pianeta.
Si domanda quante relazioni interambientali esistono ed a che condizione sono possibili questi ambientamenti. Le vengono in mente le ricerche in corso a scuola con i bambini sull’intelligenza delle piante nel sapersi adattare ai più diversi ambienti. E’ normale perché un insegnante in ricerca lo è sempre anche nel suo tempo libero. Anzi più nascono le domande più lei si interroga se i pensieri che le nascono li sta pensando da adulto o come fossero presenti i bambini. Ritorna sempre al punto di partenza, al fatto che se sei esploratore del mondo, il tuo sguardo interroga ciò che incontra e a volte quelle ricerche convergono con quelle dei bambini, a volte no ma ciò che conta è che l’insegnante non perda mai il desiderio di conoscere, di avvicinarsi a ciò che in apparenza è cosa da poco, come appunto un tronco su una spiaggia.
Perché in quello sguardo sulle piccole cose lei trova il suo procedere, il suo rinnovarsi con poco, il suo alimentare possibile conoscenza. Le ricerche di senso non temono confini oggettuali , soprattutto le ricerche di senso in natura.
Prosegue il cammino e trova altri tronchi, anche loro abitati da presenze marine, abitati non nel senso che ci hanno trovato casa ma che da quella materia sono nati o quantomeno vi sono appartenenti.
Un tronco grande la attira perché da lontano la parte sradicata sembra un fiore, è molto bello in una prospettiva di solitudine sul bagnasgiuga deserto. Nell’avvicinarsi per fotografare la forma di fiore di nuovo viene sorpresa, la superficie del tronco è maculata di microorganismi verdastri, forse muffe, forse muschi ma di nuovo ciò che si intuisce è la vita di quelle macchie.
Si chiede se sia una sua teoria che ciò che sta incontrando sia in fermento vitale, in effetti non può dimostrarlo né verificarlo lì per lì, eppure lei lo sente come se quell’istinto arcaico che si chiama biofilia la sostenesse in questa ricerca.
Riprende il cammino e nota dei luccichii sul bagnasciuga, eppure da lontano vede come dei sassi neri. Sono invece dei mitili, forse parenti delle cozze, che hanno sulla valva una vela di cartilagene trasparente, similead un’ala di libellula.
Sembrano gli stessi mitili che ha raccolto mesi prima ma quella pinna leggera non l’aveva mai vista. Ce l’hanno tutte le valve di quel tipo, le grandi le medie e le minuscole. Ne osserva decine in quel tratto di mare, ognuna ha la sua vela ramata che brilla nella luce e fa luccicare la spiaggia.
Si accumulano le domande ed tentativi di mettere in relazione quanto finora osservato, fino a che incontra decine di meduse adagiate sulla sabbia ma lambite dall’acqua. Anche loro non le aveva mai viste in quel posto.
Forse dovrà aspettare l’estate per saperne di più e l’autunno prossimo per averne certezza ma inizia a pensare che sì, anche sulla spiaggia si incontra la primavera.

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CDA