Luoghi belli e non

Solitamente quando degli adulti pensano a dove portare i bambini in Natura, scelgono posti “belli”, cioè luoghi che al solo vederli donano sensazioni positive, che siano grandi paesaggi o luoghi di piccola dimensione è la dimensione estetica ad orientare la scelta.

Cosa definisce un posto “bello” o “non bello”? E cosa fa sì che gli adulti ritengano un certo posto meritevole di essere visitato dai bambini oppure no? Ma soprattutto: i criteri applicati dagli adulti hanno valore assoluto e sono condivisi dai bambini? La risposta è ovvia: no. Possiamo accorgercene facilmente se ci asteniamo dal dare giudizi sui luoghi che incontriamo e ancor di più se siamo disposti ad accogliere le proposte esplorative dei bambini senza subentrare con il nostro giudizio.

Può capitare allora che, appena arrivati in un parco pubblico, vediamo i bambini dirigersi proprio dove noi non avremmo voluto e nel giro di poco sparire nel fitto di quelle che a noi sembrano inquietanti erbacce, delle quali nemmeno conosciamo il nome ma che immaginiamo abitate da mostri volanti e striscianti… E mentre stiamo ancora decidendo sul da farsi -  se lasciarli fare o richiamarli con un “tornate subito qui!” – eccoli arrampicarsi su un albero caduto, tra rami spezzati e tronchi recisi! Infine, soddisfatta una voce squilla: “Che bella vista da qui!” Bella vista su cosa? – pensiamo noi – Su un putrido stagno di città, di certo maleodorante e pieno di zanzare, e un cimitero di alberi morenti? Poco dopo i bambini tornano a noi, le mani colme di doni. “Hai visto come è rosa questo tronco? Portiamolo a scuola, è bellissimo!” esclama qualcuno. Un momento, forse nemmeno noi lo avevamo mai visto un tronco di un rosa così bello al suo interno, e all’improvviso ci è facile rilanciare che varrebbe la pena cercare altri rosa, e poi i verdi, e perché non fare una collezione di colori naturali… Spontanea allora sorge in noi la domanda: come i bambini hanno percepito la bellezza dove a te era invisibile? Cosa li ha guidati e ha consentito loro di trovare in così breve tempo un tesoro inestimabile? La risposta sta tutta in quel “Che bella vista da qui!” è la vista panteista che consente loro di conoscere in modo multisensoriale: prima di vedere, i bambini percepiscono e annusano e sentono e toccano…

Partendo da qui, vale allora la pena interrogarsi sui criteri per i quali un ambiente è interessante agli occhi dei bambini, sulle parole che usiamo per definire i luoghi, sui condizionamenti che agiamo verso l’esplorazione, sui materiali, su cosa noi adulti ammettiamo sia degno di indagine e di essere portato a scuola, e cosa no. La nostra idea di bambini in natura – gioiosi di fare castelli sul bagnasciuga, entusiasti di saltellare nei prati, assorti nel raccogliere fiorellini e ghiande, emozionati nel dare il fieno alle caprette – è coerente con gli interessi dei bambini verso la Natura? è innegabile infatti che i bambini in natura vanno spesso alla ricerca di quanto invece a noi repelle. Dobbiamo tenere in considerazione le scelte dei bambini, se davvero ci interessa ritrovare o condividere il loro sguardo per arricchire o rinnovare il nostro. è indubbio che i bambini sono attratti da ciò che si presenta come inesplorato – è il richiamo dell’avventura – ed è innegabile che i luoghi meno “curati” dall’uomo propongono in modo evidente questa opportunità.

Ai bambini interessano le differenti prospettive offerte da piani diversi: le possibilità di arrampicarsi e di occupare una postazione elevata, come un piccolo monticello di terreno o un tronco, sono elementi che colgono a colpo d’occhio tanto quanto il loro opposto, i luoghi in cui nascondersi. La materia che evolve, muta, si putrefà affascina i bambini, tanto quanto gli insetti, le larve, le piume, le ali di libellula, la pelle dei rettili, le pozzanghere e il fango. Anche l’imperfezione della natura attira il loro sguardo. Tutto questo va quantomeno saputo, e magari considerato nelle nostre scelte didattiche.

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CdA