Scrivere per ascoltare

Iniziamo con il prendere appunti a scuola, quando il professore spiega la lezione e vogliamo ricordare. Scriviamo liste di buoni propositi ad ogni anno nuovo, oppure liste della spesa ad ogni frigorifero vuoto. Lettere e cartoline cartacee ormai sono un ricordo, ma a volte scriviamo messaggi su post-it volanti. Comunichiamo digitalmente molto più di un tempo, ma scriviamo a mano molto meno di un’adolescenza fa.

Eppure scrivere ha il volto dell’ascolto, di un pensiero che non vogliamo dimenticare ma riprendere, ripensare, in quell’atto critico proprio del processo di apprendimento. Scriviamo quando ascoltiamo una lezione, un corso, una formazione, ma non scriviamo quando ascoltiamo noi stessi. Forse proprio perché non riusciamo a vedere la crescita nell’ascolto del nostro pensiero.

Ma se prendersi cura dell’ambiente implica saper ascoltare e scrivere quello che la natura ci racconta, se prendersi cura dell’educazione all’aperto significa ascoltare i benefici del fuori e documentare quello che osserviamo, allora dedicare tempo alla scrittura per ascoltare se stessi è l’atto di cura che da noi si apre al mondo. La radice tra le diverse nature di cui facciamo parte, tra il dentro e il fuori di noi.

Scrivere per ascoltare

SV