Resilienze verdi

C’era una volta una scuola dove i bambini coltivavano un orto con gioia e pazienza. Vi crescevano: pomodori, insalata, porri, melanzane, tagete e qualche girasole. All’arrivo della bella stagione uscivano dall’aula con piccole vanghe, rastrelli, palette e tanta voglia di esplorare; d’estate, quand’erano in vacanza, ci pensavano i nonni a innaffiare, raccogliere i prodotti e togliere qualche erba di troppo. I piccoli avevano imparato che coltivare ortaggi e fiori vuol dire prendersi cura della terra, distinguere le piante, conoscere la giusta quantità d’acqua, i pericoli dei parassiti, il modo e il momento giusto per seminare. Erano felici di stare all’aperto, toccare la terra e annusarne profumi e odori.

Ma un brutto giorno in quella scuola entrò di prepotenza la paura insieme a parole dal suono amaro: pericolo, divieto, attrezzi a norma, scarpe antinfortunio, sicurezza. Gli adulti si dimenticarono che “i bambini sono fiori da non mettere nel vaso perché crescono meglio stando fuori con la luce in pieno naso” e, da quel giorno, i bambini capirono che non avrebbero più potuto piantare semi, come fece Elzéard Bouffier, il pastore solitario della Provenza, che avevano incontrato leggendo il libro “L’uomo che piantava gli alberi”. Anche le maestre erano tristi perché sapevano che gli orti insegnano la Storia, la Geografia, la Botanica e anche la pazienza, l’attesa, il senso del limite e la possibilità del fallimento. Insegnano la gioia e la responsabilità di occuparsi di un vivente. Nonostante i divieti, non volevano rinunciare al progetto perciò, per scacciare del tutto la paura, si misero al lavoro con le loro classi e costruirono sei grandi fioriere di legno. I bambini calcolarono perimetri e superfici, assemblarono, scartavetrarono e dipinsero il legno per abbellire i portavasi. Infine, vicino alle erbe aromatiche e ai fiori, misero a dimora parole nuove: condivisione accanto al rosmarino, collaborazione a fianco del basilico, imparare con le mani vicino alla salvia, pazienza con l’erba cipollina, felicità nei pressi della menta, gioia nell’angolo della maggiorana. Erano nati gli orti…sospesi, in attesa di ritornare ancora a lavorare quel pezzetto di terra che aspetta impaziente la presenza di mani, piedi e cuori bambini.

Questa storia è accaduta veramente. È un bellissimo esempio della resilienza tenace di maestre e bambini che ogni giorno, dentro e fuori la scuola, desiderano vivere felici e liberi da paralizzanti paure.

Fioriere 01