Perdersi

Lasciare i bambini liberi di allontanarsi fra i campi, dove l’erba incolta li supera in altezza, significa perderli di vista e rimanda al timore che possano “perdersi”.

Eppure la nostra storia associa le grandi scoperte a grandi “fuori rotta” che ci hanno rivelato Nuovi Mondi.

Persino la biodiversità si fonda su duplicazioni di Dna che hanno “perso la direzione” generando quelle differenze che rendono la natura meravigliosa nelle sue mutazioni ed eccezioni.

Nel vagare senza meta, nel perdersi in natura, si vivifica la libertà: libertà di svincolarsi dal cammino verso una destinazione a favore di un vagare che accende la mente, lo sguardo e che gode dell’istante; libertà di immergersi nella natura con i pensieri leggeri e i sensi in allerta. Quei sensi che permettevano all’uomo di leggere la natura quando la tecnologia non si sostituiva alle sue capacità. Nel camminare senza meta ci riappropriamo dei nostri sensi più arcaici, quelli che si acuivano prossimi ai pericoli, che riconoscevano i naturali indicatori di orientamento: il cielo, i muschi, il vento, la luce.

Lasciare liberi i bambini di perdersi in un cammino senza adulti condizionanti equivale a riaccendere i loro sensi e risvegliare l’animo dell’esploratore.

Tutto questo nel clima lento del cammino che assume una forma personale, creativa, poiché “la via non prestabilita che finiamo per percorrere è una relazione fra la nostra immaginazione e il mistero che dirige il divenire in cui siamo immersi” (Franco Michieli, La vocazione di perdersi, Ediciclo editore, Portogruaro, 2015).

Perdersi

SV