La ricerca come atteggiamento

Ancora tante foglie a terra in giardino, nel periodo di putrescenza invernale.
Alcune resistono intatte, altre si decompongono pian piano, con diversa resistenza agli agenti atmosferici e al tempo, che creano strane e mutanti forme.
La domanda di una bambina: “Perché questa foglia è bucata?” crea un piccolo gruppo di ricercatori di possibili risposte.
“È stato un uccellino” è la prima spiegazione, che alcuni bambini accettano subito, ripetono e confermano.
L’educatrice rilancia, porgendo come ulteriore stimolo anche la possibilità di vedere e sentire le differenze tra foglie appaiate.
“È stato un sasso”! E’ la seconda ipotesi, stimolata dal ritrovamento di un grosso sasso proprio vicino al tronco ai cui piedi sono adagiate le foglie.
“No, il sasso è troppo grande e pesante”.
La ricerca di una spiegazione attraverso la parola condivisa si blocca, trova un attimo di pausa.
I bambini si guardano ancora intorno, osservano in alto le cime degli alberi, in basso i resti sotto il tronco e sciolgono volontariamente il gruppo, tornando alla libera e personale esplorazione del terreno, quasi alla ricerca di qualcosa da vedere, toccare, tangibile, che possa essere la causa della trasformazione.
È questo forse il momento più difficile e cruciale per l’adulto di contenersi dal consegnare al gruppo indicazioni troppo orientanti, chiuse e risolutive, per voler a tutti i costi concludere il “momento perfetto” con una risposta che ancora non è visibile e raggiungibile, per collegamenti e relazioni, dai sensi e dalla mente dei bambini.
La ricerca è un atteggiamento, uno stato, un processo; si alimenta e sostiene anche mantenendo il dubbio e lo stato di attiva attesa di una risposta che non arriva subito.
La domanda senza risposta deve diventare per l’adulto uno scrigno da custodire, non dimenticare, da riaprire dandosi tempo, affidandosi fiduciosamente alla generosità del giardino e della natura, ai cambiamenti atmosferici e alla voglia di sperimentare e cercare da soli che ogni giorno i bambini vivono fuori.
Solo così giardini e natura saranno luoghi che aiutano a pensare.

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FC